Backrooms, un film horror che ha incassato 330 milioni con un budget di 10 milioni (nelle sale italiane dal 27 maggio). Diretto da un ventenne che a 17 anni girava video su YouTube. Ecco la storia di come una foto anonima su 4chan è diventata il caso cinematografico del 2026.
La genesi di Backrooms
C’è una foto. Apparve su 4chan nel maggio 2019, in uno di quei thread anonimi che di solito spariscono nel nulla dopo qualche ora. Mostrava una stanza, o quello che sembrava una stanza: pareti color giallo senape, moquette beige consumata, luci al neon che ronzavano ad altezza bassa, nessuna finestra, nessuna porta visibile, nessun essere umano. La didascalia diceva soltanto: “If you’re not careful and you noclip out of reality in the wrong areas, you’ll end up in the Backrooms.”
La foto era probabilmente un ufficio vuoto in fase di ristrutturazione, scattata da qualcuno per motivi banali. Ma internet ci vide qualcosa di diverso. Qualcosa che risuonava con una paura precisa e difficile da nominare: la paura di un luogo che sembra familiare ma è fondamentalmente sbagliato. Nei mesi successivi, quella singola immagine generò centinaia di varianti, storie, mappe, creature, regole, wikia e una mitologia collettiva che cresce ancora oggi.
Il 7 gennaio 2022, un ragazzo di diciassette anni di nome Kane Parsons caricò su YouTube un video di sette minuti intitolato The Backrooms (Found Footage). Oggi ha 81 milioni di visualizzazioni. Il 29 maggio 2026, il film che Parsons ha diretto per A24 a vent’anni ha aperto con 81 milioni di dollari domestici nel weekend inaugurale, con un budget di produzione di 10 milioni. A giugno aveva già superato i 330 milioni di dollari in tutto il mondo, diventando il film con il maggiore incasso nella storia di A24, e Parsons è diventato il regista più giovane di sempre ad aver diretto il film numero uno al botteghino globale.
Questa è la storia di come ci si è arrivati.
Cosa sono le Backrooms e perché funzionano
Le Backrooms appartengono alla categoria delle creepypasta, le leggende metropolitane nate e diffuse su internet. Ma a differenza di Slender Man o del Rake, figure mostruose con contorni narrativi relativamente precisi, le Backrooms non hanno un mostro al centro. Hanno uno spazio.
L’idea è semplice e perturbante con la stessa economia. Le Backrooms sono una dimensione parallela accessibile involontariamente, attraverso quello che la mitologia originale chiama “noclipping”, un termine rubato dal gergo dei videogiochi in cui un personaggio attraversa per errore una parete solida e finisce fuori dalla geometria del mondo. Chi entra nelle Backrooms si ritrova in un labirinto apparentemente infinito di stanze che somigliano agli uffici degli anni Novanta: moquette, pareti gialle, luci fluorescenti, aria stagnante con un odore di umidità e di qualcosa che non si riesce a definire. Non c’è un modo ovvio per uscire. Forse ci sono creature. Forse le stanze cambiano. Le regole variano a seconda di chi costruisce il lore, perché le Backrooms sono, per definizione, una mitologia collettiva e aperta.
Il motivo per cui funzionano così bene come strumento di paura è stato analizzato da più parti. Parsons stesso lo ha spiegato al New York Times: “C’è molta semplicità nell’idea che preda dell’ansia che le persone hanno attorno alla fase di industrializzazione in cui ci troviamo.” Roger Ebert.com ha citato i corridoi infiniti di Severance e la Loggia Nera di Twin Peaks come riferimenti cinematografici diretti. Il concetto di spazio liminale, quello spazio di transizione tra un posto e un altro che per definizione non è un posto dove stare, è il nucleo psicologico dell’intera costruzione.
Kane Parsons: da Blender a A24 in tre anni
La storia produttiva del film è quasi altrettanto interessante del film stesso. Kane Parsons cresceva a Rohnert Park, California, e usava Blender, il software 3D open source e gratuito, per costruire gli ambienti dei suoi video. Non aveva un team, non aveva budget, non aveva una formazione cinematografica. Aveva la capacità di costruire spazi che sembravano sbagliati nel modo giusto, un senso del ritmo visivo preciso, e il tempo libero tipico di un adolescente appassionato.
Il suo primo video sulle Backrooms, pubblicato il 7 gennaio 2022, raggiunse un milione di visualizzazioni in pochi giorni. A24, Chernin Entertainment, Atomic Monster e 21 Laps Entertainment si misero in contatto con lui quasi contemporaneamente. Il 6 febbraio 2023, Deadline annunciò che il film era in sviluppo con Parsons alla regia, James Wan e Shawn Levy tra i produttori. Parsons aveva diciotto anni.
La produzione ha avuto la sua parte di complessità: la sceneggiatura iniziale di Roberto Patino venne riscritta da Will Soodik, e Cristin Milioti, inizialmente cast nel ruolo della protagonista femminile, lasciò il progetto prima che le riprese cominciassero, sostituita da Renate Reinsve. Le riprese, sotto il titolo provvisorio Effigy, cominciarono il 7 luglio 2025 a Vancouver e si conclusero il 14 agosto: trentotto giorni di set.
Il set fisico delle Backrooms misurava circa tremila metri quadrati, costruito secondo i disegni che Parsons aveva preparato in Blender. Era abbastanza grande da far perdere letteralmente il cast e la troupe nei corridoi durante le pause. Gli effetti visivi del film, per la quasi totalità, furono realizzati usando gli stessi strumenti che Parsons usava nei suoi video amatoriali: la continuità tra la produzione YouTube e quella cinematografica non era solo concettuale ma anche tecnica.
Mark Duplass, che interpreta uno scienziato nel film, fu costretto a intervenire pubblicamente dopo che alcune voci sui social sostenevano che Parsons avesse avuto un regista fantasma sul set. La sua risposta: “Quando ero lì, Kane aveva il controllo al cento per cento. Più di molti registi con tre volte la sua età.” Intensamente preparato, aggiunse.

Il film: Clark, Mary e una porta nel seminterrato
Il film è ambientato nel 1990, in un sobborgo della California. Clark (Chiwetel Ejiofor) è un architetto mancato che gestisce un negozio di mobili chiamato Cap’n Clark’s Ottoman Empire, con una mascotte pirata che non attira nessun cliente. Ha una terapeuta, Mary (Renate Reinsve), alla quale racconta la sua vita in modo piuttosto dettagliato e lamentoso. Poi, nel seminterrato del negozio, appare una porta.
Parsons non ha voluto fare un film sulle Backrooms che spiegasse le Backrooms. La mitologia originale è volutamente aperta, e quella qualità è parte del suo potere. Il film la preserva: Clark e Mary esplorano gli spazi, documentano, cercano logica in un posto che non ne ha, e capiscono progressivamente che le Backrooms potrebbero non essere un errore cosmico ma qualcosa con una struttura propria, incomprensibile ma presente. Mark Duplass entra nel terzo atto come Phil, uno scienziato convinto che la scoperta di Clark sia la più grande della storia dell’umanità.
La metafora centrale del film è dichiarata dallo stesso Clark a metà del film: spiegare le Backrooms è come descrivere un cane a qualcuno che non ne ha mai visto uno e poi chiedergli di disegnarlo. I dettagli sarebbero plausibili ma fondamentalmente sbagliati. È anche la miglior descrizione del film stesso: plausibile, ben costruito, con qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel senso migliore del termine.
La critica ha risposto in modo generalmente positivo, con qualche riserva sul terzo atto. Peter Bradshaw sul Guardian lo ha definito “icily brilliant and genuinely disturbing”. IndieWire ha scritto che sarà il film horror che cambierà chi lo vede, come solo i migliori horror sanno fare. Hollywood Reporter e New York Times sono stati più cauti sull’architettura narrativa, rilevando che i personaggi restano abbozzati. Il consenso di Rotten Tomatoes recita: “A startlingly assured feature debut from director Kane Parsons, Backrooms bends the liminal spaces that have haunted the internet for years into a horror film that’s as mesmerizing as it is terrifying.” Il punteggio è 84%.
330 milioni e un’edizione estesa
Il film è stato prodotto con un budget di circa 10 milioni di dollari. Al 28 giugno 2026 aveva superato i 330 milioni di dollari in tutto il mondo, diventando il film con il maggiore incasso nella storia di A24 e uno dei più redditizi dell’anno in termini di rapporto investimento-rendimento. Il 3 luglio è uscita in sala una versione estesa intitolata Backrooms: Everything Must Go Edition, con quindici minuti di nuovo materiale in post-credits realizzato interamente in computer grafica 3D. Parsons ha precisato sul server Discord della sua community, “Kane’s Facility”, che il contenuto aggiuntivo non è materiale dietro le quinte né un remix del film, ma footage pensato specificamente per chi conosce la serie YouTube.
Il film sarà disponibile in PVOD digitale dal 7 luglio al prezzo di 24,99 dollari, con l’uscita sulle piattaforme in abbonamento prevista nelle settimane successive.
Un momento e una generazione
Il caso Backrooms si inserisce in un momento preciso del cinema horror. Il 2026 sta vedendo una concentrazione insolita di horror di qualità: Obsession di Curry Barker, 28 Years Later: The Bone Temple, Send Help, Hokum. E prima di Backrooms, il Markiplier di Iron Lung aveva aperto l’anno con 50 milioni di dollari, dimostrando che il pubblico segue i creator di YouTube anche al cinema, se la qualità regge.
La domanda che il caso Parsons lascia aperta è più ampia del singolo film. Una generazione di registi cresciuti su internet, abituati a lavorare con strumenti gratuiti e pipeline digitali, sta portando al cinema un’estetica e un rapporto con il pubblico che la produzione tradizionale non sa replicare. Parsons non ha imparato il cinema in una scuola di cinema: lo ha imparato caricando video, leggendo i commenti, costruendo ambienti in Blender alle tre di notte. Il risultato è un film che suona diverso da qualsiasi cosa A24 abbia prodotto prima, non necessariamente migliore in senso assoluto, ma diverso in modo che conta.
La foto su 4chan non aveva né autore né titolo. Aveva solo quattro pareti gialle e un ronzio. Sette anni dopo, quella foto ha prodotto un film da 330 milioni. Il che dice qualcosa su come funziona la paura, su come funziona internet, e su cosa succede quando le due cose si incontrano nel momento giusto.